Ma guarda un po’ come vanno le cose da queste parti.

A Capriasca il 2023 è l’anno della prevenzione dell’inquinamento luminoso. Dopo un sonno durato alcuni decenni (la legge federale sulla protezione dell’ambiente è del 1983; quella cantonale, di applicazione, del 2004) anche il nostro Comune si dota di una normativa in materia.

Alla buonora!

Il 9 maggio entra in vigore un’ordinanza municipale che impone, fondamentalmente, lo spegnimento di tutte le luci esterne di qualsiasi genere, pubbliche e private (salvo rare eccezioni e casi particolari), dalle 24:00 alle 06:00.

Per chi sgarra, il rischio è di multe fino a 10'000 franchi.

 

Per quel che concerne l’illuminazione pubblica si tratta di estendere di 90 minuti la fascia oraria (01:00 – 05:30) di una misura, la prima, che il Municipio adotta nell’ottobre 2022 (360Capriasca a pagina 13) per fronteggiare la temuta, probabile penuria di energia elettrica dovuta alla guerra ancora in corso tra Russia e Ucraina.

Per il resto: “Vi terremo aggiornati in merito”.

Non avendo trovato nulla nel sito ufficiale del Comune e nemmeno nei due numeri 2023 (maggio e novembre) del periodico 360Capriasca (nessuna indicazione o riscontro in merito agli effetti, positivi e/o negativi, della misura; nessun cenno ai risultati di esperienze simili in altri comuni ticinesi e/o svizzeri; nessun commento in merito alla mozione “Un cielo stellato in Capriasca” tuttora al vaglio della competente commissione del legislativo) ecco un aggiornamento da fonte esterna, almeno per quel che concerne l’illuminazione pubblica.

è L’estensione della fascia oraria non è mai avvenuta

è Da novembre i lampioni sono tornati ad illuminare senza sosta le notti capriaschesi

 

Si (ri)accende al posto di spegnere.

L’inquinamento luminoso? Non lo contrasto, lo incentivo.

E l’ordinanza? È solo un pezzo di carta.

 

Sorgono alcune domande:

Che senso ha promulgare una normativa “volta a prevenire l’uso di illuminazioni inefficienti, moleste e dirette verso spazi dove l’illuminazione non è necessaria” per poi bellamente ignorarla?

Che senso ha fissare delle regole per poi essere il primo a non rispettarle?

Quale esempio si dà della gestione della cosa pubblica?

Qual è il messaggio alla cittadinanza?

Con quale levatura morale ci si rivolge al cittadino per chiedergli comportamenti virtuosi e rispettosi?

Sanzioni pecuniarie sono all’orizzonte?

 

E poi: per quale motivo gettare letteralmente dalla finestra preziosissime risorse finanziarie utili solo ad accendere i risultati economici del fornitore di energia elettrica per poi versare lacrime sulla cronica mancanza di soldi (e procedere alla svendita dell’argenteria di famiglia per racimolare qualche franco da buttare in qualche pozzo nero, privando la collettività di un patrimonio immobiliare la cui utilità importanza e valorizzazione altri comuni a noi vicini hanno ben compreso)?

 

 

Lorenzo Quarenghi

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